venerdì 19 giugno 2026

Attacca a testa bassa Donald #Trump l’ex amica Giorgia #Meloni e l’Italia

Le illusorie amicizie politiche coltivate dal Governo italiano

Di Iole Natoli

Io non gongolo per la maleducazione - quella sì, sovrana - dimostrata dall’attuale Presidente degli USA. E trovo che la cancellazione del viaggio di Tajani a Miami sia il minimo sindacale con cui si potesse reagire in una simile e indecorosa circostanza.
Dico però che Meloni non soltanto è stata con Donald troppo spesso servile o “accondiscendente” - per usare un termine che oggi, con quel significato, IoSonoGiorgia ha finalmente indirizzato a Trump - ma anche terribilmente ingenua e ciò non solo per le rasserenanti parole con cui aveva da poco commentato il suo ultimo incontro con l‘inquilino della Casa Bianca.

Che tipo fosse Trump lo avevamo capito tutte/i tranne lA Presidente-iL e i suoi amici di Governo. Che non ci fosse minimamente da fidarsi lo sapevano pure i sanpietrini delle strade di Roma e di altri luoghi d'Italia. Che il biondone fosse un flagello appariva chiaro a chiunque, tranne che a chi, per nostra disgrazia, aveva vinto le ultime elezioni e riteneva appropriato tesserne gli elogi e pensare di candidarlo al “Nobel” per la pace.

Che a un tipo che in occasioni pubbliche ti chiede “Posso dire che sei bella?” ci fosse da rispondere con un secco NO, o con qualcosa di equivalente - e non cercare di sorvolare, come facevano le nostre nonne e per le anziane come me le nostre madri, ritenendo che fosse inevitabile minimizzare - TUTTE LE FEMMINISTE VERACI lo hanno pensato anche quando, per stanchezza, non lo hanno detto o scritto da qualche parte.
Perché vede, Presidente-iL Meloni, lei può reclamare l'uso antigrammaticale del termine considerandolo uno scudo personale contro il maschilismo esistente, può anche indossare pantaloni informi che rischiano perfino di farla inciampare per la lunghezza, ma o decide di non truccarsi, di tagliarsi i capelli, di chiamarsi Giorgio, di mimetizzare in tutto e per tutto la sua appartenenza al sesso femminile, oppure adotta una postura diversa, prende coscienza del suo essere donna ed esige quel rispetto che le spetterebbe e come persona e come Presidente del Consiglio, che non incrocia un Trump qualunque per essere eletta “Miss” in un qualche concorso di bellezza ma lo incontra in un'occasione istituzionale, cui lei partecipa - nella fattispecie partecipava - in quanto è LA Presidente del Governo italiano, che non può accettare di essere considerata un giocattolo nemmeno dal transitorio Presidente dell’ex aggregato politico più potente del mondo.

Foto dal video di G. Meloni su Instagram https://www.instagram.com/reel/DZw4iG9MknQ/   Montaggio di I. Natoli

19 Giugno 2026

 

© Iole Natoli

giovedì 16 ottobre 2025

#LANDINI, #MELONI, #CORTELLESI e la lingua italiana

Si sveglia dall’antifemminismo (o forse no) “IL” Presidente del Consiglio italiano

Di Iole Natoli

Il monologo di Paola Cortellesi - foto dal video youtube

Cosa abbia inteso dire realmente Landini adoperando la parola “cortigiana”, associata a Meloni, può saperlo solamente lui. Rileviamo però che, conoscendo sicuramente il significato usuale dato alla declinazione femminile del termine cortigiano, avrebbe fatto meglio a formulare con parole meno a rischio i suoi concetti. Tuttavia questo “incidente” qualcosa di positivo ha prodotto.

Emerge infatti la certezza che LA nostra Presidente manifesta nell’attribuire al termine il valore assoluto di “prostituta”. MELONI si è trasformata così - SUO MALGRADO - nella TESTIMONIAL più quotata di quel monologo femminista, con cui Cortellesi ebbe a illustrare efficacemente la transizione verso quel significato univoco, che alcuni sostantivi invariabilmente assumono se solamente volti al femminile.

Il femminismo bussa a molte porte, anche a quella chiusa a tripla mandata di chi è saldamente ancorata al patriarcato, come l'attuale inquilina di Palazzo Chigi.

Foto dal video youtube «Il monologo di Paola Cortellesi - David di Donatello 2018”

16 Ottobre 2025

 

© Iole Natoli

giovedì 27 febbraio 2025

L’IA del VIDEO-TRUMP e IL SENSO DELL’OSCENO

Barbe danzanti e chiappe al vento a Gaza
Di Iole Natoli

Vai al video su La7

AGGIORNAMENTO. “Solo Avital, regista di Los Angeles, cittadino statunitense nato in Israele“ pare sia l’autore del video ideato come “satira politica”. Avevo scritto nel pezzo che segue: «Erigere gigantesche statue d’oro sia pure virtuali, in concorrenza al colosso di Rodi, potrebbe aver senso solo in chiave di sberleffo al soggetto rappresentato, dunque a Trump. Se questo ne fosse il senso, però, il presidente recidivo non avrebbe postato il video sul suo account, anzi ne avrebbe proibito la diffusione. Invece no, sempre più innamorato di sé, Trump lo mostra al mondo e quindi ci crede davvero».
Sostanzialmente, dunque, cambia poco. Il presidente degli USA si è identificato nel personaggio rappresentato. La satira politica è stata letta da lui come omaggio alla propria supposta grandezza, perdendo il carattere di satira e acquisendo quello di verità futura. Di conseguenza ciò che ne è stato scritto, da me e da altri, resta valido.
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Immaginare una riviera di lusso all’occidentale a Gaza è di per sé un’offesa a quel minimo di senso etico che ancora alberga nelle nostre società, devastate da anni e anni di condizionamenti attuati dagli interessi economici mondiali.
Erigere gigantesche statue d’oro sia pure virtuali, in concorrenza al colosso di Rodi, potrebbe aver senso solo in chiave di sberleffo al soggetto rappresentato, dunque a Trump. Se questo ne fosse il senso, però, il presidente recidivo non avrebbe postato il video sul suo account, anzi ne avrebbe proibito la diffusione. Invece no, sempre più innamorato di sé, Trump lo mostra al mondo e quindi ci crede davvero.
Lo sberleffo però in quel video esiste, anzi resiste a qualsiasi differente lettura. Sta nelle danzatrici barbute e baffute – alludenti ai guerriglieri di Hamas, suggerisce
Il Sole 24 ORE – e nell’odalisca che, chiappe al vento, s’intrattiene col presidente interamente vestito.
Diversamente da un comune guardone di corpi femminili, che sbircia nascostamente dal buco di una qualche serratura, la statua aurea ricondotta alla statura e al materiale biologico umano si è guadagnata un posto allo scoperto, con un bicchiere godereccio in mano, grazie al potere economico che vorrebbe esercitare anche lì, a Gaza, sulle macerie di edifici sventrati, su resti e tracce di corpi dilaniati, distrutti da bombardamenti a tappeto, che di quell’esito futuro verrebbero a costituire la premessa, la condizione per quel farsi successivo. Con un affondo nella palude dell’osceno, che non può che lasciare impietrite le donne in nero di Gaza, i loro uomini, barbuti e non, e chiunque conservi un briciolo di umanità ancora non contaminata dall’aureo veleno dell’effetto Trump.

 

27 Febbraio 2025

 

© Iole Natoli

domenica 22 settembre 2024

CIRCOLARE del Ministero dell'Interno sui COGNOMI delle donne coniugate

Dietro richiesta di Noi Rete Donne, VIA IL “COGNOME MARITALE” dalle tessere elettorali delle donne

Di Iole Natoli


Il Ministero dell’Interno ha emanato la circolare n. 75/2024 accogliendo la specifica richiesta di Noi Rete Donne espressa col documento del 26.06.2024 firmato da Daniela Carlà, Iole Natoli, Antonella Ida Roselli, Antonella Anselmo, Carla Bassu, Cecilia Carmassi, Sabrina Cicin, Amalia Diurni, Marilù Mastrogiovanni, che era stata successivamente illustrata da una delegazione della Rete in un incontro presso il Ministero.

In occasione di nuove votazioni comunali, regionali, nazionali, europee, per elezioni, referendum o altro a partire da adesso le donne saranno, dunque, almeno in questa circostanza, unicamente se stesse.

22 Settembre 2024

© Iole Natoli

 

 

martedì 9 luglio 2024

GPA reato universale? Si accendono nuovamente le polemiche

I vecchi luoghi comuni rifioriscono all’insegna dell’approssimazione analitica
Di Iole Natoli

by it.freepik.com

Segnalo in primo luogo due articoli interessanti apparsi in questi ultimi giorni sul tema. L’uno è “Il corpo della madre surrogata [1], pubblicato da il ricciocorno schiattoso, l’altro “In tre a fare un bambino, una serie tv racconta la maternità surrogata” [2] di Monica Lanfranco. Due letture relative ad alcuni aspetti trattati, che val la pena di regalarsi malgrado la calura dell’estate.

C’è però altro che abitualmente sfugge e di cui ho già scritto in precedenza [3]. Preferisco iniziare tuttavia dai luoghi comuni per liberare il campo dagli equivoci.

• L’autodeterminazione della donna.

È un argomento pretestuoso e falso. L’autodeterminazione, che sia della donna o dell’uomo, può riguardare SOLAMENTE sé e il proprio destino. Applicarla alla Gravidanza Per Altri è un evidente cortocircuito logico. La determinazione di sé o autodeterminazione della donna non può estendersi a determinare il destino di altri soggetti, con cui già in partenza non si ha nessun legame biologico e verso cui si pretende di non doversi assumere nessuna responsabilità giuridica dopo averne determinato l’esistenza. Di determinazione della vita di altri, infatti, si tratta. Senza la gravidanza e il parto nessun essere umano esisterebbe.

• Parto in anonimato, ovvero Il diritto attribuito alle madri di non riconoscere il figlio dopo il parto.
Un'altra argomentazione inconsistente è quella secondo la quale il diritto al parto in anonimato giustificherebbe la cessione da parte della gestante 
di una bimba o di un bimbo nato da GPA. Nulla di più falso.

La situazione che ha generato l’attribuzione di un tale diritto, col DPR 396/2000, art. 30, comma 2 [4], è del tutto differente da quella a cui la si vuole apparentare e risponde a due ordini di ragioni.

La madre. Queste madri NON volevano la gravidanza, in cui si sono trovate imbrigliate per le più svariate ragioni, e che avrebbe condizionato la loro vita. Se questa è stata condotta a termine è perché quelle donne non hanno voluto – il più delle volte potuto – abortire.

Il figlio. Può accadere – ed è già accaduto – che una donna che ha partorito un figlio non voluto sia assalita, nella delicatissima fase del post partum, dall’insano desiderio di liberarsi del problema sopprimendo il neonato. Che poi la si condanni giustamente a norma di legge non restituisce la vita al figlio soppresso. Dare a queste madri la possibilità di affidarlo a una struttura, affinché sia adottato, costituisce in primo luogo una misura di tutela nei confronti del figlio che, una volta messo al mondo, ha tutto il diritto di vivere, di essere accudito e di godere di ogni garanzia giuridica spettantegli.

• La cessione del figlio nella GPA.

Per prima cosa rilevo una contraddizione tra la definizione di “maternità surrogata” e il lavaggio del cervello fatto alle donne durante questo tipo di gravidanza, affinché non sentano mai il bambino che cresce dentro di loro come proprio. Bisognerebbe decidersi. Se si parla di “maternità” allora quella donna è madre e il bambino è suo figlio; se invece il bambino non è figlio, allora non si può parlare di maternità, ma bisognerà trovare un altro termine per descrivere la gravidanza per altri.

Ciò che comunque distingue radicalmente la cessione del figlio nella GPA dal non riconoscimento di un figlio proprio alla nascita è però un’altra cosa. Diversamente da quest’ultimo caso, infatti, nella Gpa NON siamo dinanzi a un evento inaspettato o comunque non desiderato; al contrario, la gravidanza è indotta v o l o n t a r i a m e n t e, con un abuso di potere sul bambino/a che non può avere legittimazione alcuna.   Che ci sia compenso economico o no è un aspetto secondario.

• La responsabilità personale nella nascita di un essere umano, livello primario della questione.

Il punto iniziale dell’analisi da compiere è quello della responsabilità nella nascita di un essere umano. Un ovocito da solo non dà un essere umano. Un gamete maschile non genera da solo un essere umano. Qualcuno può anche avere riserve sul ricorso alle cosiddette “donazioni” di gameti, ma questo non è l'elemento centrale del problema. Da soli, separatamente considerati, i gameti femminili e maschili finiscono entrambi nel nulla. Ciò che invece consente la vita è la coniugazione genetica (come preferisco chiamare l'altrimenti detta “fecondazione“) unita alla gravidanza e al parto
La stessa coniugazione genetica da sola è insufficiente, non a caso si cerca un utero di persona ospitante. Alti lai si levano se si parla di utero in affitto, o in comodato e forse anche a contratto. Brutti e cattivi quelli che pretendono di ridurre una persona a un utero! Ma chi compie in realtà questa riduzione? Proprio coloro che eliminano per contratto la responsabilità verso il nato da parte della gestante e partoriente. La responsabilità verso il nato o la nata non è alienabile. Per legge, in una generazione naturale non basta che il bambino sia riconosciuto dalla madre per sollevare il padre biologico dalle responsabilità verso di lui. In altri termini, la responsabilità personale è assoluta e NON trasferibile. Nel caso della “madre surrogata”, invece, la responsabilità viene considerata tanto trasferibile da essere addirittura annientata prima ancora che la creatura nasca. Tanti saluti affettuosi di tanto in tanto nel migliore dei casi, ma nessun peso di responsabilità nel suo futuro. È questa l'anomalia di base che non viene affrontata. E invece è la premessa da cui partire, prima di esaminare tutto il resto.

Quanto al testo della legge sul “reato universale” di recente approvato in Commissione Giustizia del Senato, un lettore interviene sulle Lettere di Specchio dei tempi di giovedì 11 luglio 2024 scrivendo: «Mi sto interrogando sull'utilizzo ormai generalizzato della locuzione "reato universale" per definire le intenzioni parlamentari relative alla maternità surrogata (che brutto termine anche questo, d'altronde). Credo che "reato universale" sia un reato che tutti i sistemi giuridici della terra puniscono e non, come in questo caso, un reato punibile in Italia ovunque sia commesso. C'è una bella differenza e forse andrebbe sottolineata da tutti».
Infatti. Probabilmente indica un'aspirazione, ma sicuramente non è una formula adatta al potere limitato di uno Stato, in questo caso dell'Italia, che prova a normare la materia. 

Rimane peraltro da chiedersi se il contenuto della legge sia applicabile, visto che l'art. 9 del codice penale individua in una pena superiore a tre anni la possibilità che il reato diventi perseguibile in Italia anche se commesso dal cittadino in territorio estero e nei confronti di una o di uno straniero. Può essere sufficiente il disposto dell’art. 7 punto 5 per sottrarre a questa limitazione normativa il contenuto del DdL Varchi?

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Link nel testo:

[1] - https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/03/28/il-corpo-della-madre-surrogata/

[2] - https://www.micromega.net/in-tre-a-fare-un-bambino-una-serie-tv-racconta-la-maternita-surrogata/

[3] - https://area-femminista.blogspot.com/2023/03/gpa-adozioni-rese-caparbiamente.html

[4] https://www.salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?lingua=italiano&id=1011&area=Salute%20donna&menu=nascita 

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9-12 Luglio 2024

© Iole Natoli

 

venerdì 15 dicembre 2023

L’«IMPAZIENZA DELLE DONNE» E IL SONNO DELLE TANTE ISTITUZIONI (#Consulta compresa)

Ma la Corte costituzionale nel tempo tiene conto dei principi della Carta, o si richiama per caso alle statistiche relative al costume sociale? 
Di Iole Natoli

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In merito alla discussa affermazione del Presidente novello della Consulta Augusto Barbera - “Donne impazienti, riconoscete ciò che è già stato fatto” come riporta il sito di Repubblica -, Iole Granato, attenta frequentatrice di FB, ha commentato che «evidentemente millenni di pazienza non sono ritenuti sufficienti», ci si tratta quasi «come minorate cui sono state fatte larghe concessioni di cui essere riconoscenti”. Proprio questa è in effetti la reazione che nelle donne suscita e continua a suscitare quella dichiarazione infausta, malgrado il tentativo di ammorbidimento dei termini compiuto successivamente dal giudice.

Senza dubbio si potrebbe provare a supporre che il giudice Barbera si riferisse non ai millenni ma solo al tempo che decorre dall’approvazione della nostra Carta costituzionale, ma anche così resterebbero alcune obiezioni da sollevare.

Tra queste, una che riguarda il cognome materno ricusato nel 2006 dalla Corte (altra composizione, ovviamente, ma l’istituzione è comunque quella) in occasione della causa intentata originariamente presso il Tribunale di Milano dai coniugi Cusan e Fazzo, che portò nella sua conclusione al ricorso al Tribunale internazionale CEDU e alla conseguente condanna dell’Italia. 
Che cosa accadde nell’iter giudiziario di allora? Quando, attraversati il primo e il secondo grado, i ricorrenti giunsero alla Cassazione, tale corte «sospese il procedimento e rinviò il caso alla Corte Costituzionale. Con sentenza del 16 febbraio 2006, la Corte Costituzionale dichiarò inammissibile la questione di legittimità sollevata. Pur ritenendo che il sistema di attribuzione del cognome paterno derivasse da una concezione patriarcale della famiglia che aveva le sue radici nel diritto romano e che fosse non compatibile con i principi costituzionali di parità tra uomo e donna, ritenne che la scelta tra diverse soluzioni doveva essere operata dal legislatore» (Antonella Mascia). obbligando con ciò la Cassazione a respingere il ricorso dei due coniugi.

Ci si potrebbe forse accontentare, se gli eventi successivi non obbligassero a una valutazione diversa. In occasione di una nuova richiesta di attribuzione del solo cognome materno, questa volta da parte di due genitori conviventi, la Corte costituzionale con un’ordinanza di rimessione SOSPESE il giudizio per interrogare se stessa e nel 2022, con la storica sentenza n.131, ANNULLÒ le disposizioni sino ad allora vigenti, stabilendo delle regole precise a tutela della parità dei diritti tra i sessi.

In altri termini, quel che la Consulta LEGITTIMAMENTE fece nel 2022, la stessa istituzione avrebbe potuto farlo nel 2006, anzi avrebbe DOVUTO, proprio nel rispetto di quella Carta costituzionale a cui la Corte stessa faceva riferimento. E dunque l’impazienza delle donne è più che fondata, come la considerazione finale della nostra compagna di FB: «Ci sarebbe di che perderla definitivamente la pazienza». Con netta convinzione confermiamo, anche perché i ritardi non sono mai senza conseguenze. Nel caso dell’esempio riportato, quel ritardo intervenuto non è stato indolore per tanti figli e figlie, a cui sono stati sottratti quei benefici del doppio cognome che la Corte ha ampiamente descritto nel 2022 e anche prima, e non lo è stato nemmeno per le donne madri, che hanno dovuto subire senza speranza alcuna una patente discriminazione, per tutti gli anni intercorsi dal 2006 al 2022.

15 Dicembre 2023

© Iole Natoli

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sabato 21 ottobre 2023

#GiorgiaMeloni / Se lo scarso discernimento altrui impone una scelta

Quando un consorte di principesco ha poco
Di
Iole Natoli

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C’è chi pone in rilievo come dalle pagine di alcuni giornali sia passata in seconda linea la drammatica situazione in Medio Oriente, mentre campeggiano le vicende coniugo-relazionali della Premier e del suo disadattante ex-compagno.

Sicuramente questo rientra nel substrato della mentalità italiana, abituata ormai da molto tempo a occuparsi di camere da letto singole o multiple, stabili o saltuarie, grazie alle note e storicizzate imprese di un precedente Presidente del Consiglio, tale Silvio Berlusconi.

C’è da dire però che anche altrove certe situazioni, che riguardano i o le Premier, creano scompiglio tra le popolazioni interessate. Ricordiamo che il caso di Bill Clinton - diverso perché l’attore principale era il Presidente in prima persona e perché l’atto considerato andava ben oltre ammiccamenti e comportamenti volgari di natura prettamente sessuale - tenne col fiato sospeso gli Usa molto più degli affari interni o internazionali che si stavano delineando all’orizzonte.

Devo dire che, pur essendo molto distante dalla posizione ideologico-politica della Premier, ho apprezzato la nettezza della sua reazione. Laddove Hillary Clinton si piegò a ingoiare la pillola amara propinatale dall’augusto coniuge rimanendogli accanto, Giorgia Meloni ha scelto il taglio senza mezzi termini.

Certamente la posizione di una first lady è di minor rilevanza mentre quella di una Premier richiede maggior senso di responsabilità. Però Meloni la sua se l’è assunta in pieno, mandando il calciatore di dignità e sentimenti fuori dai giochi con tante frasi di benevola circostanza, che veicolano però un messaggio preciso. Di te mi resta ancora nostra figlia, un ”regalo” che tu in ogni caso mi hai fatto e che proprio perché “regalo” non prevede esercizio di proprietà. È in primo luogo MIA figlia (la cosa più importante della mia vita) e la tutelerò con ogni mezzo dalla tua disavvedutezza riprovevole.

21 Ottobre 2023

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© Iole Natoli