lunedì 19 gennaio 2015

INTEGRITÀ FEMMINILE - La reciproca opposizione madri/figlie nell’ordito delle società patriarcali


Qualche considerazione sul “materno”

LA DOLOROSA SCISSIONE DEL SÉ NELLE DONNE 
di Iole Natoli

Quando nelle discussioni tra donne ci si riferisce al "materno" iscrivendolo nelle relazioni stabilite dal potere patriarcale, si incorre fatalmente nell'errore perché non si risale mai alla qualità che quella relazione avrebbe se la sua realizzazione non fosse, in misura maggiore o minore, regolarmente inquinata dal sistema.
Per di più, si rischia di portare acqua al mulino della repressione femminile, del confinamento nei ruoli assegnati dal sistema facendo in tal modo della "madre" l'antitesi


L'Io e l'Es - Iole Natoli, olio 1979

della "donna", tanto che questa, nel tentativo di realizzare se stessa nel modo il più possibile libero, si sente di frequente obbligata a contrapporsi drasticamente alla prima, negandola in primo luogo dentro di sé.

Ne deriva una sorta di guerra, per la quale la donna è in fuga dalla madre anche quando decide di divenire madre a sua volta, perché la percepisce come altro da sé alla stregua di come sente a sé contraria qualsiasi figura maschile patriarcale. In questo senso quasi ogni donna è orfana di madre (ovvero dell’a sé più simile, come nota Luce Irigaray), finché non riesce ad analizzare il sistema sociale in cui è immersa e a elaborare nel segno della reciprocità quel conflitto.
L'ignorare le comunità matriarcali esistenti, in senso proprio o per pura rimozione, porta a non avere altro modello sociale cui riferirsi che il sistema deviato in cui si vive e dunque nessuna possibilità di confronto o di slancio verso modelli relazionali nuovi tra madre e figlia e tra figlia e madre. Benché sia utile non idealizzare all'estremo mai nulla - dunque nemmeno le comunità matriarcali per quanto belle possano apparirci - è da notare che non soltanto in esse le donne non si ritrovano vittime di stupri ma che, essendo le cure materne condivise col gruppo familiare, ovvero assunte dal clan della madre di cui fanno parte anche i fratelli, la donna gode di un'ampia libertà sessuale e non solo di quella, potendo dedicarsi alle attività prescelte senza essere soverchiata e schiavizzata dall'accudimento continuo della prole. Non ha bisogno di alienarsi dalla sua più simile, la donna da cui è stata generata, perché tra loro non intercorre una relazione imperniata su potere/dipendenza.
Il modello sociale più diffuso non è però il matriarcale ma il suo opposto, quello improntato alla repressione e al dominio, con gradazioni di varia intensità. La scissione del naturale rapporto madri-figlie è strumentale alla prosecuzione del dominio, rappresenta la condizione di base per isolare nell'intimo le donne, per contrapporle l’una all’altra nel sociale e disperderne conseguentemente la forza, per minare la fiducia in altre donne che ne assumano la rappresentanza politica, per rendere immodificabile il sistema.
Patronimia - Iole Natoli 1980
Occorre dunque intervenire nelle società odierne di matrice patriarcale producendo uno scarto, promuovendo un mutamento sociale che consenta alla donna di ricollocare se stessa in una dimensione di effettiva autonomia, che va dalla riappropriazione della libera maternità, dalla quale è stata contemporaneamente espunta e soggiogata, alla pienezza di una scelta lavorativa (manuale, professionale, creativa) che non sia vincolata, sotto nessun aspetto, dalla discriminazione sessuale vigente. 
Non ci sarà una vera rifondazione produttiva, sinché la donna non si sarà riappropriata della specificità del suo ruolo generativo - complesso e non riducibile, come o più di prima, a incubazione - fin qui oscurato deliberatamente dalla cultura maschile mediante lo storico abuso legalizzato della  p a t r o n i m i a, che cancella la genealogia femminile, che separa la madre dai suoi figli, che sminuisce il valore sociale delle donne dichiarandole inidonee a conferire riconoscibilità giuridica alla prole, che stacca la bambina dalla madre, per renderne conflittuale e dominabile il Sé.

  19.01.2015
© Iole Natoli  

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