mercoledì 29 giugno 2022

Chiaramente…“L’Uomo” non include le Donne, a meno che “La Donna” non includa anche gli Uomini

LINGUAGGIO – Ogni tanto qualcuno ci ascolta

di Iole Natoli

Finita, per la lettura di un articolo dell’Ass. Coscioni sull’aborto, sul sito “notiziegeopolitiche.net”, sono andata a curiosare sulle info e sulla pagina Collaborazioni. Il mio “occhio”, sensibilissimo al linguaggio, ha messo a fuoco una frase comune, sì, ma non condivisibile da una donna, specie se femminista: L’Uomo, infatti, è tale in quanto parte integrante ed attiva di un mondo in continuo divenire”. Ho scritto di conseguenza alla redazione, chiedendo di apportare una modifica. Il direttore Enrico Oliari si è dichiarato e dimostrato immediatamente disponibile, accogliendo senza nessuna difficoltà anche la mia proposta di sostituire L’Uomo con La persona umana.

Caso più unico che raro? Probabilmente sì. Ci sono infatti altre modifiche da chiedere e questa volta non a una redazione ma allo Stato. Sarà infatti molto più complesso convincere gli addetti ai lavori sulla necessità di modificare la dizione della nostra adesione alla CEDU, attualmente descritta come “Convenzione dei Diritti dell’Uomo”, in omaggio alla Francia che ci tiene a riallacciarsi al suo storico 1789, e non come "Convenzione dei Diritti Umani (Derechos Humanos, in Spagna), molto più adatta a una Convenzione che ha tra i suoi principi fondanti il divieto di discriminazione per sesso (ovvero nel mostro caso delle donne). Io però, cinque anni fa, ho cominciato a raccogliere le firme. Quando potrò - finalmente! - "liberarmi" dal mio impegno per il cognome materno, presenterò la mia petizione al Parlamento. Dopo la fondamentale "guerra al sistema patriarcale" rappresentata dalla lotta per il cognome materno, rimarranno infatti ancora altre battaglie da condurre e da vincere.

Milano, 29.06.2022

 

© Iole Natoli

sabato 14 maggio 2022

PURCHÉ SI RIDA e la moltiplicazione dei cognomi - Lettera aperta a Luciana Littizzetto

Da «Il Cognome Materno in Italia nei matrimoni e nelle convivenze» 

PURCHÉ SI RIDA
di Iole Natoli

da repubblica.it - vai al video

Da una donna creativa e intelligente che è presente sulla scena da molti anni e dispone di vari strumenti comunicativi, ci si attenderebbe un rispetto verso i diritti e la dignità delle donne che evidentemente difetta. Abbiamo nostro malgrado dovuto notarlo già in passato, quando a far le spese del dileggio sono stati l’uso del femminile nelle cariche istituzionali e professionali (link) e una persona che tale legittima prassi difendeva, ovvero la oggi ex presidente Laura Boldrini.

Il recente intervento a Che tempo che fa sulla "moltiplicazione dei cognomi" si configura come diffusione difficilmente inconsapevole – Luciana Littizzetto dispone di ogni strumento culturale e pratico per informarsi in anticipo – di una deformazione non indolore del vero, che strizza praticamente l'occhio alla reazione.

Prendere di mira i “benaltristi” e le loro incoerenti teorie di proliferazione dei cognomi - che trovano smentita immediata nelle prassi esistenti in tanti altri paesi, tra cui la Spagna, e che non hanno alcun fondamento nella realtà come chiunque si sia preso la briga non particolarmente massacrante di analizzare i progetti di legge  in Parlamento avrebbe potuto e può verificare - sarebbe stato altrettanto produttore di risate ma presumibilmente non di altrettanti consensi, nella valutazione della versatile e abitualmente irresistibile Luciana.

Così nel mirino della sua comicità è finito, con un effetto di appoggio e allargamento a pioggia, l’inesistente, visto che la finestra temporale entro la quale la nuova normativa – questa volta non illegittima - dovrà essere approvata può essere ormai molto breve e considerato, peraltro, che la legge in arrivo porterà via con sé anche il ricorso al giudice nei casi di dissenso tra i genitori sull’ordine dei cognomi nel doppio, che è al momento conseguenza ineliminabile di una modifica in storico ritardo legislativo.

Come chiunque abbia letto magari una sola volta in vita sua la Costituzione già sa, la Corte costituzionale non può infatti legiferare per rispetto della divisione dei poteri, ma DEVE comunque eliminare le discriminazioni, in questo caso per sesso e a svantaggio delle donne, nonché le violazioni di quell’autonomia dei cittadini nella conduzione della propria vita privata, che l’art. 8 della CEDU – dall’Italia da tempo sottoscritta ma mai rispettata nello specifico – tutela.

Le donne che hanno atteso per anni che la loro soppressione arbitraria dal cognome dei figli fosse, come da Costituzione, una volta per tutte eliminata non hanno preso molto bene lo show di Littizzetto dell’8/5/2022. Lo dimostra la lettera che ci viene inviata e che qui pubblichiamo.

LETTERA APERTA a Luciana Littizzetto
di Giovanna Berna

 

da due foto di pressfoto e Racool_studio per it.freepik.com

Gentile Signora Littizzetto, 
temo che Lei sia terribilmente indietro.

Al tempo in cui le donne avevano l’obbligo di assumere il cognome del marito (tempo che risulta curiosamente attuale per lo stato italiano, che lo appioppa ancora sulle tessere elettorali o in alcuni comunicati ufficiali alle donne), ci aveva pensato già il grande Totò ad ironizzare sulla signora “Trombetta in Bocca”, decisamente più plausibile

e, mi perdoni, più divertente del signor Dita Nel Naso.
Invece, l’altrettanto grande Massimo Troisi lo aveva fatto sulla lunghezza del nome, dove “Massimiliano” avrebbe consentito al bambino di fuggire prima di prendersi la genitoriale reprimenda del momento, mentre un “Ugo” sarebbe risultato eccessivamente perentorio ed immobilizzante. 

Ecco, forse Lei ritiene che quest’ultima situazione sia più auspicabile, affinché le maestre possano richiamare i bambini e ancor di più le bambine, di solito non menzionate, brevemente e, anche  in questo caso, perentoriamente alla loro esclusiva appartenenza alla paterna patria potestà?  Ma forse non è a conoscenza che la patria potestà è stata abolita ed esiste la “responsabilità genitoriale” e guarda caso i genitori sono due, anche se solo UNA dei due partorisce, proprio quella esclusa all’anagrafe? 

Farsi un sacco di risate sui guasti che porterà la fine di un secolare sopruso non è quanto di meglio ci si possa aspettare dalla satira o anche da una più banale e sana comicità. 
Tempi duri, quando anche i comici di mestiere sghignazzano sulla cancellazione del femminile. 
Dico  “comici”, al maschile, per adeguarmi alle sue preferenze ma anche perché Lei è di certo un bravissimo comico. 
Noi donne, però, preferiremmo una comica, capace di far ridere senza bisogno di screditare il suo stesso genere.

Con i miei migliori saluti,

G. B.

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Riferimenti per le immagini


Il video di Repubblica.it di cui alla prima immagine è visibile a questo link:
https://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/l-ironia-di-luciana-littizzetto-sul-doppio-cognome-le-maestre-impiegheranno-un-ora-a-fare-l-appello/415216/416150

La foto successiva è un’elaborazione di Giovanna Berna di due foto di it.freepik.com

-       la prima creata da pressfoto
https://it.freepik.com/foto-gratuito/giovane-donna-asiatica-che-posa-nello-studio-in-cappello-del-partito-e-con-il-trombetta_5576701.htm

-       la seconda da Racool studio
https://it.freepik.com/foto-gratuito/martello-da-tribunale-e-libri-giudizio-e-concetto-di-legge_8760889.htm#

 

martedì 15 marzo 2022

Contratti, bombe e il mercato internazionale delle Gpa

Nascere oggi (ma se tutto va bene) da madri surrogate in Ucraina

di Iole Natoli

«Ucraina, neppure le bombe fermano il mercato delle madri surrogate» è il titolo di un articolo di Antonella Mariani apparso su L’Avvenire, quotidiano cattolico le cui posizioni politico-ideologiche sono di norma parecchio lontane dalle mie, ma che sulla pratica della Gpa invece coincidono.

 

Alla vigilia dell’invasione russa, un video della clinica ucraina BiotexCom avrebbe reso pubblico l’allestimento di un bunker antiaerei, dalla capienza di 200 persone, corredato di tutto il necessario per garantire ai neonati una permanenza al sicuro, la cui durata non è prevedibile.
Per poter lasciare il territorio ucraino i piccoli dovrebbero essere dotati di regolari certificati di nascita, ma gli uffici anagrafici sarebbero chiusi a causa della guerra ormai in corso.

C’è però un altro spinoso problema che sembra emergere in tutta la sua crudezza, quello delle donne “portatrici” la cui gravidanza non si è ancora conclusa.

Queste, riporta da The Atlantic L’avvenire, «subiscono le pressioni dei committenti stranieri per lasciare il Paese e mettersi in salvo fino alla data del parto, ma non se la sentono di abbandonare la propria famiglia e gli eventuali altri figli in una situazione di guerra».
Già, perché fra i requisiti richiesti per diventare una donna "portatrice", c'è quello di avere avuto già figli propri. Chissà cosa prevedono per situazioni come questa… i "contratti".

Per altri scritti sulla Gpa di Iole Natoli, andare al punto 07. Sulla GPA o Gestazione per altri di cui a questo link

 

15 marzo 2022
 

© Iole Natoli

martedì 15 febbraio 2022

Un progetto per le future elezioni presidenziali

Da Donne della realtà
Il nostro blog, la memoria di un Paese
14 FEBBRAIO 2022

#SignoraPresidente, un hashtag subito perché 7 anni passano in fretta

Dialogo tra Iole Natoli e Paola Ciccioli in un Gruppo FB


Iole Natoli: Paola, l’essermi imbattuta occasionalmente nella professoressa Daria de Pretis (post precedente, ndr) mi ha suscitato una riflessione. Quando le proposte per la nuova presidenza della Repubblica erano in fase finale e bollente, tu insistevi nel Gruppo FB “Donne della realtà” perché si facessero dei nomi. Tutte noi avevamo qualche difficoltà a reperirne qualcuno che non fosse ricusabile da un qualche partito, perché legato a questa o a quella corrente ideologica.

Personalmente avevo scritto che sarebbe bastato cercare tra le costituzionaliste per trovare una Donna adatta allo scopo. Aver letto che Daria de Pretis non solo è giudice costituzionale e attualmente vicepresidente della Consulta, ma anche docente ordinaria di diritto amministrativo presso l’Università di Trento, mi spinge ad avanzare una proposta in vista dell’elezione futura (anni 7, sigh!).

Premesso che Donne della realtà mi sembra la sigla più adatta allo scopo di trovare donne del nostro tempo che abbiano le competenze necessarie per essere elette alla presidenza, ti suggerirei di istituire una rubrica volta a individuare fin d’ora le personalità femminili che si ritiene siano proponibili, possibilmente al di fuori dei partiti. Partirei dal gruppo delle Costituzionaliste (in Consulta e/o in Università), passando poi eventualmente ad altre tipologie.

Muoversi all’ultimo minuto non serve, perché c’è da guadagnare i consensi di molte parti politiche e questo è un lavoro lungo e non di brevissimo termine.

Se ti va bene, basta formulare una sigla con hashtag, per raccogliere sotto questa voce tutte le indicazioni motivate da una ricerca e non lanciate a caso, e ritrovarle poi per inviare una proposta/manifesto a tutte le forze politiche, quando sarà il caso di coinvolgerle in prossimità della nuova elezione.

Parto dal video qui sotto. Che ne pensi?

Paola Ciccioli: Cosa ne penso? Ne penso che la rubrica è cosa fatta e che l’hashtag è #SignoraPresidente.


Così - commenta a conclusione Paola Ciccioli - mentre ieri sera discutevamo al telefono di cognome materno, numero dei disegni di legge presentati e podcast della vice presidente della Corte Costituzionale Daria de Pretis, Iole Natoli mi interrompe per dirmi di aver fatto una scoperta che di lì a pochi minuti avrebbe pubblicato sul suo blog Il cognome materno in Italia nei matrimoni e nelle convivenze. E cioè, virgolettando: «Da una notizia pubblicata l’11 febbraio sul sito del Senato, apprendo con piacere e sollievo che martedì 15 febbraio alle 14,30 prenderà l’avvio in 2a Commissione (Giustizia) l’esame in sede redigente delle Proposte di Legge sul Cognome dei Figli. Le proposte in esame sono 6 (altre 3 giacciono alla Camera)».

Insomma, comincia a farsi un po’ più concreta la possibilità che le donne possano trasmettere il proprio cognome a chi mettono al mondo, superando finalmente una discriminazione antistorica.

14 febbraio 2022
 

© Paola Ciccioli e © Iole Natoli



lunedì 7 febbraio 2022

Elezione al Quirinale del 2022

"No, tu no!"

Presidente donna? Sì a parole, ma non nei fatti

 


Premetto che rispetto a talune ipotesi prospettate nei giorni del subbuglio quirinalizio, in particolare quelle di Berlusconi e della sua prosecutrice ideale Casellati, l’approdo a Mattarella, che ho sempre stimato moltissimo, ha costituito per me motivo di sollievo.
Tuttavia c’è qualcosa d’importante da aggiungere che va al di là dei giochi di palazzo a cui abbiamo di recente assistito.

Che dalla proclamazione della Repubblica non sia mai accaduto che una donna fosse eletta quale Capo dello Stato o Presidente del Consiglio, la dice lunga sullo SPESSORE MASCHILISTA della politica italiana.

La cosa fa il paio - e non a caso - con i 74 anni dalla Costituzione, nel corso dei quali il Parlamento italiano, nelle sue varie legislature, si è dimostrato incapace di accettare l'identità femminile, NON varando una legge sulla presenza del cognome materno (ovvero di colei che in primis genera) nel cognome dei figli. Niente madri nel cognome dei figli, niente donne a guida di un governo, niente "madri" simboliche a capo dello Stato.

Milano, 7/02/2022

© Iole Natoli

mercoledì 19 maggio 2021

Il #COGNOME ancor oggi simbolo del Potere maschile LINGUAGGIO QUOTIDIANO e FEMMINISMO

COGNOMI considerati INSUFFICIENTI - quando non arbitrariamente SOPPRESSI - nella citazione ordinaria delle DONNE

di Iole Natoli

by tesoridiroma.net

 

Non è solo il problema del falso neutro, mediante il quale l'identità delle donne è nascosta, che deve attrarre la nostra attenzione, né solamente l'assenza del loro cognome da quello delle figlie e dei figli. Qualcos'altro attesta sistematicamente nel quotidiano la fragilità del diritto femminile al SUO cognome.

Non mi riferisco unicamente all’abuso, tipico di molti media, di chiamare col solo prenome le donne, quasi fossero le vicine di case di chi parla o chi scrive, di qualcuno cioè con cui le stesse dividono ogni giorno l’ascensore e forse il supermercato di quartiere; c’è la discriminazione costante sottesa all’uso del “la” o del "prenome", obbligatori soltanto per le donne.

Essere individuati dal cognome è privilegio unicamente maschile, come un tempo nell'antica Roma quando le donne non avevano un cognome, al pari degli schiavi liberati (Stefano Boring, link). Le donne devono specificare di NON essere un uomo, come l’utilizzo del solo cognome presupporrebbe. Se si nomina solo il cognome si può star certe/i che è ad un uomo che ci si sta riferendo.

A: «Mi piacerebbe che si scegliesse Cartabia quale Presidente della Repubblica».
B: «Cartabia? E sarebbe?».
A: «L’ex Presidente della Corte Costituzionale, che ora è Ministra della Giustizia!».
B: «Ah, già, la Cartabia! Beh…».
A: «Non ti piace?».
B: «Ma sì, certo, Marta Cartabia… solo che a me sembra più adatto Draghi».

Chiaramente è solo un esempio, che prescinde dalle competenze specifiche e dagli orientamenti politici. Se fosse donna, del suo prenome Draghi avrebbe per regola generale bisogno, ma in quanto è Uomo quel “Mario” viene scritto o pronunciato solo sporadicamente, in pura funzione di optional. Non occorre nemmeno l’articolo “il”. È il designato per antonomasia, il dominante nella nostra specie individuato come tale grazie all’uso netto, secco e inequivocabile del solo cognome.

Così per tutti, sia ben chiaro, l’attuale Premier non ne ha proprio colpa. Il punto è che ancor oggi il cognome è inconsciamente avvertito come di pertinenza maschile. La donna deve giustificarne l’uso con qualche malinconica stampella, che le viene graziosamente consegnata quando è presente sulla scena pubblica. Fedeli, Meloni, Boldrini, Carfagna, Bellanova e anche Cartabia, salvo qualche rara eccezione, con un “La” non musicale o col "prenome”.

19.05.2021

© Iole Natoli