domenica 28 febbraio 2016

Le Unioni civili, l’errore della #StepChildAdoption, il clima sociale

COME TI CAPOVOLGO LA REALTÀ
O L’ANALISI NON RADICALE DEL PENSIERO
  di Iole Natoli    

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In un’intervista su repubblica.it sulla fiducia posta e ottenuta dal Governo per le Unioni civili al Senato, alla domanda “come mai non è deluso?”, l’ex deputato Franco Grillini, militante del movimento LGBT e presidente onorario dell’Arcigay, così risponde: «Perché lo abbiamo cambiato lo stesso, questo paese. (…) Abbiamo fatto una rivoluzione civile nonviolenta e qualcuno non se n'è neanche accorto» (link). Non tutti però hanno la stessa serenità di sguardo e la stessa obiettività di giudizio e questo sia tra gli omosessuali che tra i commentatori estranei al movimento.
A volte ci si trova dinanzi a manipolazioni vere e proprie del pensiero, in altri casi, come in quelli che seguono, l’induzione in errore è conseguenza di riflessioni personali incomplete.
Comincio da un recente intervento sull’Huffington Post di Giuseppina La Delfa, fondatrice ed ex Presidente di Famiglie Arcobaleno, nonché strenua sostenitrice della pratica di Gpa per i gay. 
Il suo intervento ha toni in alcuni momenti aggressivi, presumibilmente per ovvia reazione all’aggressività talora bestiale con cui si sono espressi in Senato coloro che hanno tentato di opporsi all’intera legge; però, forse, non soltanto per questo. C’è in La Delfa una certa approssimazione di visione, riscontrabile in alcuni suoi brani tra i tanti che appaiono invece fondati, che a volte la spinge a toni da crociata. E le crociate sono sempre pericolose, da qualsiasi parte provengano, benché se ne possa comprendere l’origine.
«Grazie alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, grazie all'eterologa fatta con dignità per via dei donatori di gameti che donano perché altri possano avere figli, grazie alla maternità surrogata legale e controllata che dà alle donne la possibilità di portare avanti gravidanze per altri, grazie ecc. ecc. (…) le persone omosessuali e anche le persone transessuali possono oggi immaginare un futuro con bimbi che scorrazzano per casa, adolescenti scontrosi ma quanto interessanti, e nipotini da coccolare in età avanzata. Questo ormai non è solo un sogno per domani, è realtà oggi. Lo è ovunque intorno a noiIn tutti i paesi europei che ci circondano gay e lesbiche non solo hanno figli programmati dalla coppia omosessuale grazie a delle tecniche inventate per curare la sterilità delle coppie uomo-donne, ma queste famiglie e questi figli sono riconosciute e garantite dalle leggi dei loro paesi. È cosi - per promemoria - in Francia, in Spagna, in Portogallo, nel Regno Unito, in Germania, in Belgio, in Danimarca, ecc. ecc.» (link).
Ora, in primo luogo colpisce che tra i vari grazie non figuri un doveroso grazie all’assenza di discriminazione che consente altrove anche alle coppie gay di adottare bambini non propri. Sarà forse sfuggito, ma in ogni caso delle comuni adozioni di bimbi non nati da Gpa non c’è l’ombra.
Secondariamente, tra i Paesi che ci circondano abbiamo, com’è noto, anche la Francia. 
In Francia, però, la “maternità surrogata legale e controllata” non esiste, come La Delfa dovrebbe ben sapere. “Il governo francese, come anche quello italiano, si è pronunciato più volte a parole contro la Gpa ma la depenalizzazione della pratica è ormai un dato di fatto visto che non c’è nessuna norma che impedisca alle coppie di andare nei Paesi in cui la Gpa è legale e tornare con un bambino”, scrive Monica Ricci Sargentini anticipando l’incontro delle femministe anti-Gpa a Parigi (link). E, benché “nel 2015 la Corte di Cassazione francese” abbia “accordato l’iscrizione automatica ai registri dello stato civile dei bambini anche senza l’esistenza di un legame genetico come accade per l’adozione”, riferisce ancora la giornalista, ciò non permette di poter includere la Francia tra i Paesi nei quali la “maternità surrogata” sarebbe “legale”, ovvero praticabile lì, concludo io.
Di ciò ci dà conferma per la Francia un recente articolo di Libération dal titolo "Gpa: bambini ostaggi della Repubblica" (link). Quanto ad altri paesi invece non citati da La Delfa, da un articolo anch'esso recente di The Guardian apprendiamo che la Svezia sta per approntare provvedimenti specifici per la messa al bando della Gpa "commerciale" e "altruistica" (link)
Ora, non operando un corretto distinguo, La Delfa induce il lettore a ritenere che un’intera tenaglia di Paesi stringa e stritoli questa retrograda Italia che non ha ancora ceduto alle pressioni. Non è così e va detto con chiarezza, perché esiste invece un movimento che chiede e opera in direzione esattamente contraria, ovvero per l'abolizione mondiale della Gpa.
Ma riandiamo al brano riportato. «Grazie alla maternità surrogata legale e controllata CHE DÀ ALLE DONNE (il maiuscolo anche successivo è mio) la possibilità di portare avanti gravidanze per altri», scrive La Delfa… beh, questo è il colmo. Signore e signori svegliatevi dai vostri sonni nebulosi e imprecisi! Avete fin qui creduto che l’esigenza di disporre di un utero per i propri embrioni fosse dei gay o delle coppie eterosessuali sterili? Vi sbagliate, via il prosciutto dagli occhi! Al contrario, una coorte di donne esagitate ha richiesto in coro macbethiano ai suddetti di donare loro un embrione, avendo in corpo un utero isterico (tautologia ben appropriata al caso) affetto da smania di procreazione infinita, anzi da una pulsione irrefrenabile di generare figli per altri e non per sé.
Infine, un’imprecisione “medica”. Già, perché le «tecniche» di fecondazione artificiale o di impianto dell’embrione nell’utero sarebbero state inventate per “CURARE LA STERILITÀ delle coppie uomo-donne”. Curare. Peccato che il concetto di cura sia un altro e che implichi sempre che una terapia serva a ridare al soggetto curato la possibilità di far da sé nell’espletamento di una qualche funzione naturale. Le tecniche indicate NON CURANO, ma aggirano, sopperiscono e, superando, in qualche modo modificano gli effetti della sterilità di chicchessia.
Non è una differenza di scarso rilievo. Parlare  di cura, induce infatti il lettore a inferire che di una soluzione “naturale” si tratti, mentre l’artificialità dell’intervento rimane invariata, anche quando esso è minimo e pertanto facilmente accettabile e quale che sia il risultato che si ottiene (figuriamoci poi quando detti interventi portano addirittura a una Gpa!). Prova ne sia che chi ha utilizzato una qualsiasi delle tecniche suddette è obbligato a ricorrere nuovamente allo stesso sistema per poter procreare nuovamente, non essendoci nel proprio organismo proprio nulla che sia stato “curato” e dunque “guarito”.
A mia memoria, che potrebbe anche essere parziale, c’è stato solo un caso di “cura” insolita ma efficace: il trapianto di utero da una madre alla figlia, che ha consentito alla donna di poter partorire personalmente due volte (link). Questo caso peraltro illustra molto bene il perché sia falso il paragone spesso sbandierato dai gay quando al NO obiettano: Ma come! Non si fa forse dono di un rene? Dunque… dunque un bel niente. Il parallelo potrebbe esser valido nel caso di un trapianto come quello appena citato. Non mi risulta che i gay si siano fatti impiantare un utero, almeno finora. In futuro si vedrà.
Ritorno ora al brano analizzato. Si tratta di una manipolazione volontaria? Conoscendo Giuseppina La Delfa sono pronta a ritenere che no. Penso che sia l’effetto dell’essersi dovuta misurare e scontrare lungo tantissimi anni con posizioni di chiusura totale verso l’omosessualità in generale e perfino verso la maternità lesbica (che non ricorre minimamente a una Gpa). L’approssimazione del pensiero però resta e l’effetto d’induzione in errore non scompare per l’involontarietà del procedimento illogico attivato.
Passiamo ad altro. Fin dall’apparizione dell’appello di Snoq Libere del 4/12/2015 (link) si è urlato da più parti, anche qualificate, all’inopportunità dell’iniziativa, in quanto essa avrebbe influito negativamente sulla discussione parlamentare del DDL Cirinnà. Colpo di grazia, bomba a orologeria (questa è recente), incapacità di discernimento e così via. Da quel giorno a oggi se ne sono dette e scritte di tutti i colori, DIMENTICANDO che c’era in cantiere l’incontro dei primi di febbraio a Parigi, nel quale si prevedeva oltre alla discussione anche la firma di una CARTA PER L’ABOLIZIONE MONDIALE DELLA GPA (link), e che pertanto l’appello-manifesto di Snoq Libere aveva tutta un’altra funzione: quella di partecipare con la propria voce alla presa di posizione internazionale che di lì a poco ci sarebbe stata, esprimendo la propria piena sintonia con l’evento. Diritto inalienabile della libertà di pensiero delle persone e dei gruppi, che pertanto non andava nemmeno posto in discussione.
La Chiesa cattolica e gli oppositori, in Parlamento e in piazza, avrebbero potuto utilizzare la cosa contro il DDL Cirinnà, si è strepitato, e in effetti costoro hanno poi puntualmente cercato di farlo. Certo, però a ciascuno il suo. Non si può subordinare la propria azione al fatto che qualcuno possa strumentalizzarla, se quell’azione appare necessariaE in quel momento la presa di posizione di Snoq Libere lo era, come ho già rilevato, a prescindere dal contenuto dell’appello. Chi non fosse stato d’accordo su quello avrebbe dovuto arrendersi ugualmente alla legittimità del diritto e non pretendere di sminuirlo o schiacciarlo.
Se poi vogliamo esaminare più serenamente quello che è accaduto al Senato con la StepChildAdoption, allora dovremo analizzare meglio la formula usata nel DDL Cirinnà a questo scopo. Già, perché la vera questione di fondo non stava - per alcuni, sicuramente non per tutti - nel non voler permettere a una coppia di uomini di far da coppia genitoriale per il figlio d’uno di essi (considerando peraltro che il genitore biologico potrebbe anche essere vedovo e non aver dunque fatto ricorso alla Gpa); ciò che si è intravisto e non erroneamente in questa norma è che essa avrebbe funzionato come legittimazione sottobanco del ricorso all’Utero in affitto, graziosamente detto Gpa.
Faccio un passo indietro. Insieme a Cristina Favati, di Senonoraquando Genova, trepidando per le sorti quasi segnate dell’articolo 5 del DDL, ho formulato una proposta di emendamento probabilmente tardiva - non ci era venuta in mente prima, pazienza, d’altronde non facciamo di professione le parlamentari - che non so quanto potesse essere fattibile. L’emendamento suggerito (link) inseriva nel primo comma dell’articolo il richiamo all’illegalità della Gpa in Italia (così è da noi, quanto meno al momento) e prevedeva invece nel secondo comma una sorta di deroga al primo, solamente per i figli già nati e per quelli che sarebbero nati entro i 270 giorni dalla pubblicazione della legge. In altri termini una riconferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, del NO all’utero in affitto PER TUTTI e non solo per gli omosessuali e contemporaneamente una sanatoria per tutte le situazioni esistenti. Non era il massimo ma meglio che niente, pensavamo. Macché! Basta leggere il commento di un anonimo alla proposta pubblicata sul blog (link) per capire che i gay non l’avrebbero mai considerata soddisfacente (come qualche esponente del movimento LGBT ci ha poi confermato). E perché, appare inevitabile chiedersi? Veniva meno qualsiasi discriminazione nei confronti degli omosessuali, data la formulazione prescelta, dunque… la vera ragione era ed è una sola: perché non si intende minimamente desistere dall’aggirare la legge italiana, andando all’estero e portando poi i figli nati da Gpa in Italia (come il recente articolo di Giuseppina La Delfa dimostra pienamente fin dal titolo). Tutti a piangere per i diritti calpestati dei bambini. Ma quali diritti, di quali bambini, nel caso dell'emendamento ipotizzato? Di quelli dei nati dopo i 270 giorni dalla pubblicazione della legge, eventualmente, cioè di quelli che sarebbero stati messi in cantiere dopo, consapevolmente e in totale dispregio della legge, da cocciuti aspiranti genitori futuri.
Torniamo però alla formulazione dell’art. 5 ora scomparso, ovvero alla StepChildAdoption. Con esso si voleva modificare la legge 4 maggio 1983 n. 184 sulle adozioni, attribuendo all’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso” la possibilità di adottare il figlio del partner. Apparentemente era tutto semplice. Se adotto il bambino, quel bambino ne avrà i benefici ecc. ecc. e se invece non me lo fate adottare, brutti e cattivi che siete, il bambino ne avrà un grave danno, dunque orrore e vituperio eterno per voi!
In realtà la formula utilizzata (e poi cassata) sta dicendo che il diritto è del partner, non sta dicendo che il diritto di essere adottato è del bambino. E lì si inserisce il fantasma non tanto fantasmatico della legalizzazione della Gpa. Dato infatti che i gay (come tutti gli uomini) possono generare un figlio solo ricorrendo a una donna, ovvero a una persona estranea al rapporto di coppia, riconoscere come valida quella formula diveniva un implicito riconoscimento della Gpa. Pensiero legittimo, non campato in aria, fondato. Validissima ragione per un NO.
Come si sarebbe dovuto strutturare allora quel DDL, per evitare questo prevedibile ostacolo? Formulando un diritto del bambino ad essere adottato dal partner del proprio genitore, al posto di un presunto diritto di questi. Nessuno avrebbe avuto concretamente qualcosa da obiettare, perché tutti i bambini sono uguali e tutti hanno gli stessi diritti. Non ci sarebbe stata l’ombra incombente di un riconoscimento della Gpa, dato che nessun bambino ancora inesistente può mai averla voluta o accettata, e il problema sarebbe svaporato, svanito, sarebbe stato civilmente risolto. Con coerenza e senza forzatura ideologica alcuna.
Così invece, come sappiamo, non è stato. Il risultato è l’equivalente del NO, con bocciatura evitata solo in virtù dello stralcio. Perché di fatto le parole hanno un peso e ne hanno avuto anche in questo caso. Mi auguro che di ciò si tenga conto in futuro, cioè nella proposta di modifica delle adozioni, ora allo studio.
28.02.2016

© Iole Natoli
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