venerdì 12 maggio 2023

#ECONOMIA e #NATALITÀ - La vista corta da Destra a Sinistra (e viceversa)

Presente, Futuro prossimo e Futuro lontano / In che pieghe si annida il razzismo

Di Iole Natoli



Prima gli italiani” lo sentiamo ripetere da anni e alla fine l’auspicio e programma è in procinto di realizzarsi davvero, dato che a rimanere PRIMA senza pensione tra pochi anni saranno proprio i molti italiani anziani e non i pochi giovani immigrati che lo Stato avrà provveduto a regolarizzare e che della loro pensione non hanno al momento la necessità di occuparsi.

Di slogan ne abbiamo sentiti anche altri. Tra questi splende di luce impropria la “sostituzione etnica”, che non rimanda soltanto a esternazioni più o meno recenti della destra italiana ma, purtroppo, anche a denunce falsificanti dei sostenitori delle teorie del complotto, note come grande sostituzione, con cui si è tentato di spacciare per lecite talune operazioni stragiste.

A chiunque non abbia il cervello ottenebrato da asti razziali espressi o repressi, appare chiaro come occorra ampliare la platea delle forze attive che, nel produrre un reddito attraverso il proprio lavoro, forniscano attraverso il pagamento dei contributi un mezzo per pagare ADESSO le pensioni italiane, in vista di godere dello stesso beneficio in futuro mediante la ripetizione della dinamica.

Se, a causa della contrazione delle nascite, forze attive nostrane ce ne saranno a breve pochissime rispetto alle necessità che si profilano drammaticamente all’orizzonte, non sembra ci siano alternative al ricorso alla capacità contributiva degli immigrati che occorrerebbe dunque non respingere (o tentare di farlo) ma, al contrario, regolarizzare il più possibile, affinché possano svolgere quel ruolo di salvagente che l’alta marea in arrivo non rende più possibile procrastinare.

È quello che chiede la sinistra e che fa storcere il naso e l’intero viso alla destra. Se ne potrebbe dedurre che la destra sia venata – e anche molto - di razzismo e che la sinistra invece ne sia esente. Le differenze non sono però così nette e vedremo più avanti il perché.

La destra ha lanciato a gran voce un programma per incrementare la natalità. Le misure però sono esigue soprattutto in rapporto alla durata. Si è calcolato che, per riparare nel tempo e non nell’immediato al deficit di nascite registrato, ogni donna dovrebbe partorire un po’ più di due figli, non nel senso di orientarsi verso un assemblaggio post partum di “pezzi” per ottenere in cooperativa un bambino intero (a questo ancora non siamo arrivate, in futuro chissà, certe premesse non lasciano presagire nulla di buono), ma secondo una banalissima media statistica.

Le giovani coppie che vorrebbero avere dei figli ma che lo evitano per mancanza di sicurezza economica non cambieranno opinione solo perché, per iniziativa di questo o quel governo, arriva un assegno temporaneo atto ad alleviare le prime spese che ogni nascita comporta. Quella figlia o quel figlio arrivato dovrà anche crescere e per lui/lei occorrerebbe avere dunque maggiori entrate di lunga durata affinché generare dei figli non sia di fatto un salto nel buio da, in totale ragionevolezza, evitare. Non solo, ma come si è giustamente fatto notare, prima che le nuove nate e i nuovi nati possano lavorare contribuendo dunque al salvataggio delle pensioni degli anziani passeranno un bel po’ di anni; qualcuno forse non se ne è reso conto, ma non si può mandare a lavorare un soggetto in età da biberon.
Tutto questo la sinistra lo sa e lo proclama anche con chiarezza. Peccato che altrettanta chiarezza le sinistre non abbiano mostrato di averla anche prima e cioè quando, sia pure variamente combinate, sono state al potere in molti degli anni passati.

Puntare sui contributi degli immigrati e dunque ricorrere a loro in chiave puramente utilitaristica sarebbe una misura da adottare con urgenza per un tamponamento immediato. Pensare però che con questo si possano risolvere anche i problemi futuri è infondato, perché quel che avverrebbe in tempi brevi non sarebbe una sostituzione etnica a detrimento dei bianchi italiani ma una sostituzione culturale a detrimento dell’automatismo generativo che si attribuisce, a torto o a ragione, alle popolazioni immigrate.

E qui non casca solo l’asino ma cascano tutte le forze politiche, che siano di destra, di centro o di sinistra.

Le cause della scarsa natalità sono, sì, in massima parte economiche - e la precarietà lavorativa del mondo giovanile gioca un ruolo primario - ma non soltanto. Esistono anche ragioni culturali, quelle che hanno indotto già da anni molte donne a NON VOLER generare, consapevoli del fatto che la loro realizzazione personale sarebbe stata compromessa dalla presenza, richiedente impegno, di figli e convinte che la loro realizzazione non coincidesse con la funzione della maternità.
Ciò non è dipeso e tuttora non dipende solo dalle difficoltà economiche e strutturali (la risibile quantità degli asili e il mancato coinvolgimento pratico del maschio, molto frequente, nella cura della prole); discende anche da una maggiore consapevolezza di ciò che alla maternità consegue in termini di responsabilità verso i figli generati, la cura dei quali è tanto assorbente da poter solo venire alleviata ma non certo azzerata da un’equa distribuzione dei ruoli o dalla presenza di strutture sociali idonee sul territorio.

Alla luce di queste considerazioni, appare stolta e destinata a infrangersi la convinzione che questo aspetto non finirà col “contagiare” a non lunga distanza temporale anche le donne che oggi arrivano per effetto dell’immigrazione, clandestina o regolare che sia, o quanto meno le figlie che da loro nasceranno.
Integrarsi nella società italiana non comporta solo l’opporsi a indossare il velo o il rifiutare i matrimoni combinati, per quelle donne la cui cultura d’origine tutto ciò lo prevede. Integrarsi in una cultura significa fare propri molti valori di quella cultura. Se la sinistra ritiene che le donne immigrate continueranno indiscriminatamente a far figli in luogo delle donne italiane, allora anche la sinistra di fatto è venata di razzismo, oltre che soggetta alle illusioni.

In sostanza le misure per la natalità sono necessarie. Misure complete e a tutto tondo e non solo briciole. Misure che vadano, oltre a un assegno iniziale, al poter contare su un alloggio adeguato e sufficiente anche per ampiezza, al poter fare affidamento su un’assistenza sanitaria efficiente ed estesa, alla promozione della condivisione di cura dei figli tramite congedi familiari equamente distribuiti tra i genitori, sino ai contributi per l’istruzione della prole. Solo così quelle coppie o quelle donne single che vorrebbero avere dei figli – che come già rilevato non coincidono con tutte le donne in età fertile presenti sul suolo italiano - potranno soddisfare il loro desiderio a beneficio anche della comunità.
Queste ampie misure sono da attivare al più presto, sia per convincere le donne italiane sia per convincere le donne immigrate, che potrebbero – e a ragione - molto prima di quanto si pensi
non volersi addossare il pesante RuoloSalvaStato immaginato per loro.

C’è ancora una considerazione da fare. Da sempre ho potuto constatare come molte delle donne che non hanno voluto o, per cause varie, potuto avere dei figli si lamentino per talune agevolazioni di cui “godono” le donne che invece i figli li hanno messi al mondo. Ho sentito ripetutamente, ad esempio, insegnanti parlare di discriminazione per i punteggi aggiuntivi che producono precedenze in talune graduatorie pubbliche relative all’insegnamento, come se a quei figli, dalle altre donne messi faticosamente al mondo e altrettanto faticosamente allevati, non corrispondesse un lungo “lavoro” psicofisico usurante per le madri e come se quei figli non servissero anche alle non madri, per mantenere una popolazione scolastica tanto nutrita da consentire di non dover contrarre i posti di lavoro disponibili nel tempo. Questo atteggiamento non lo si rileva solo tra le insegnanti ma, più ampiamente, nel pubblico impiego. È una pecca, tutta al femminile, da cui occorrerebbe mondarsi. Essere libere di non volere figli è un diritto; pretendere di avvantaggiarsi della generatività altrui, senza assumerne il benché minimo peso, è un atto egoistico e miope.

 

12 Maggio 2023 – data e ora italiane

© Iole Natoli

Nota: immagini di pixabay.com.it:
https://pixabay.com/it/photos/madre-bambino-contento-maternit%c3%a0-84628/  e  https://pixabay.com/it/photos/madre-mamma-bambino-donna-figlia-4583999/

  

giovedì 20 aprile 2023

#GPA, #TrascrizioniAnagrafiche e #Adozioni

Non confondiamo l’opposizione alla GPA con le difficoltà create ai bambini
Apriamo il dibattito? E perché no, apriamolo!   
Di Iole Natoli

bristekjegor su it.freepik.com

In un articolo apparso ieri su La Repubblica e su Il Riformista, dal titolo "Maternità surrogata, lettera appello di duecento femministe: "Basta fondamentalismi, serve un dibattito aperto” (1), si leggono i due brani che riporto.

1 - «Aprire una discussione sulla gestazione per altri. Farlo attraverso una ferma opposizione alle politiche del governo sulle famiglie arcobaleno. E' quanto chiedono duecento femministe in una lettera aperta, che è stata indirizzata anche alla segretaria Pd Elly Schlein. Il documento è firmato da alcune esponenti di rilievo del mondo femminista in Italia, tra cui la sociologa Chiara Saraceno, la linguista Vera Gheno , la scrittrice Jennifer Guerra. E ancora: Lea Melandri  Elisabetta Camussi, Marcella Corsi, Marilisa D'amico  Giorgia Serughetti , Giulia Blasi. "Sulla Gpa (gestazione per altri, ndr) non servono appelli ma un dibattito aperto e non precostituito, che guardi alla tutela dei bambini e delle bambine", è l'incipit».

Per parte mia, nulla da ridire sull’incipit sia perché le “discussioni aperte” possono sempre rivelarsi utili, sia perché dell’interesse delle bambine e dei bambini delle Famiglie Arcobaleno mi sono occupata pure io in qualche articolo (2) e in una petizione da poco lanciata (3).

Non concordo invece su un altro brano.

2 - «Servirebbero regole e non proibizioni, perché l'autonomia e la capacità di decidere sul proprio potere riproduttivo non può essere vietata, censurata, punita».

Non concordo perché ”Il proprio potere riproduttivo" che non può essere vietato, censurato, punito può riguardare SOLO la riproduzione PER SÉ, di cui per legge ci si assume IN PROPRIO anche la responsabilità giuridica (4), con esclusione dei non riconoscimenti materni alla nascita, legati a gravidanze non volute.

L'asservimento alla riproduzione PER ALTRI è altra cosa, differente sotto tutti gli aspetti, tanto per cominciare proprio dall’assenza di ogni responsabilità giuridica nei confronti di un essere VOLONTARIAMENTE e altrettanto ARBITRARIAMENTE messo al mondo. Per non parlare della degradante riduzione della donna a un “utero in affitto” o “in comodato” (5).

In ogni caso, per sgomberare il campo dagli equivoci, o tentare almeno di farlo, sicuramente un confronto può servire.

20 Aprile 2023

© Iole Natoli

Rif. immagine di bristekjegor su it.freepik.com (6)

 

giovedì 13 aprile 2023

Utile una MODIFICA delle NORME vigenti in tema di #AdozioniParticolari

La GPA si combatte DIRETTAMENTE e NON attraverso i bambini 

Di Iole Natoli

tookapicper pixabay.com/it

Petizione lanciata il 14 aprile ai Presidenti delle Camere, alla Presidente del Consiglio, ai Segretari dei Partiti e Movimenti politici in Italia

PREMESSA

Le difficoltà in cui si dibatte attualmente l’Italia rispetto alle sollecitazioni UE a proposito delle trascrizioni dei bimbi delle coppie omosessuali, cui è stato attribuito all’estero lo status di figli di entrambi i membri della coppia, mi hanno indotta a esaminare il problema delle adozioni particolari al di là del fatto specifico.
Rilevo che per arginare o addirittura annullare il ricorso alla Gpa non è necessario creare problemi ai bambini nati con questa pratica, che hanno il diritto di essere inseriti a pieno titolo nella famiglia in cui si trovano a vivere e che certamente non sono responsabili delle scelte compiute dai genitori. Basterebbe, suppongo, modificare alcune norme della legge 40
per affrontare efficacemente il problema (ved. Petizione Legisl. XVIII). Quand’anche quanto qui ipotizzato non fosse fattibile per ragioni a me ignote, resta invariato un punto: il diritto dei bambini – tutti, in qualsiasi modo venuti al mondo - è prioritario.

Per quanto il punto di partenza sia stato per me il gran parlare e il braccio di ferro che si fa per adesso sulle trascrizioni, come già detto non è su questo dato soltanto che si è soffermata la mia riflessione.
Ora, che le adozioni richiedano accertamenti vari per stabilire l’idoneità di chi si candida a divenire adottante non solo è comprensibile ma costituisce la garanzia che ha diritto di avere l’adottabile prima della sua collocazione legale in un nucleo familiare estraneo.

Altra situazione però è quella in cui si trova il figlio o la figlia di una donna o di un uomo che per matrimonio o unione civile convive con una persona, la quale è di fatto presente nella vita di quel figlio/a.

INTERROGATIVI

Sorgono, inevitabilmente, alcune domande.
Perché una vedova, un vedovo, una madre o padre single debbono necessariamente ricorrere al parere di un giudice affinché il figlio o la figlia sia adottata dal compagno/a, o moglie/marito che sia? Dove sta la ratio di tale prassi?

Una madre o/e un padre, reso/a single da un qualche evento luttuoso o single per scelta, ha PER LEGGE la responsabilità genitoriale e la esercita da sola/o nei confronti del figlio/a. Sarà anche in grado di valutare SE è il caso che il suo compagno/a, moglie o marito, diventi un riferimento genitoriale per la propria prole?
Da notare che di fatto quel figlio e/o quella figlia si trovano a vivere ugualmente con quella persona se essa fa parte del nucleo familiare della madre o del padre e allora A CHE SERVE l’obbligo del ricorso a un giudice? Il genitore/la genitrice dovrebbero essere considerati quali unici soggetti aventi titolarità per valutare il
valido rapporto affettivo già esistente o la capacità e l’intenzione del/della propria convivente a costituire col figlio il valido rapporto affettivo necessario.
Perché mai, ad esempio, una madre può rendere possibile il riconoscimento di un figlio appena nato da parte di un convivente o non convivente, tramite una semplice DICHIARAZIONE a cui non si accompagnano indagini tribunalizie o certificazioni del DNA, mentre una madre o un padre non può essere considerata/o affidabile quando si tratta di decidere per l’adozione del proprio figlio/a da parte del partner convivente?

C’è ancora una considerazione da fare, quella riguardante il fatto che con la fecondazione eterologa, ormai legittima per le coppie eterosessuali, abbiamo già dei casi LEGALI in cui una donna rende genitore un tale che biologicamente (ovvero naturalmente) non lo è, esclusivamente in base al fatto che con lui convive, eventualmente per matrimonio, e che lo vuole come genitore del PROPRIO - e non di lui – figlio/a.

PROPOSTA

Basterebbe presentare all’ufficiale di stato civile una certificazione della durata della convivenza (durata minima da stabilire) anche precedente la nascita del figlio/a nel caso dei nuovi nati, che accompagni la richiesta del genitore/trice esercente la potestà genitoriale a cui unire la dichiarazione di accettazione da parte dell’aspirante adottante, per risolvere senza complicazioni inutili il problema.

Modificare l’attuale prassi per le adozioni particolari semplificherebbe la vita a tutte le persone interessate e renderebbe possibile estendere le nuove regole anche ai bimbi nati da fecondazione artificiale nel caso di una coppia lesbica – a cui attualmente è vietato poco ragionevolmente l’accesso in Italia, benché nessuno possa impedire a una lesbica di ricorrere suo malgrado a un rapporto mordi e fuggi per risolvere ugualmente il problema – e perfino da Gpa, peraltro in linea con quanto espresso nelle motivazioni dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 79 del 2022, senza che la soluzione possa essere intesa come un’attribuzione di liceità dell’utero in affitto (o in comodato) da parte dello Stato italiano.

Vedi anche «#GPA, #ADOZIONI rese caparbiamente difficili e DISTRAZIONE POLITICA italiana» (link).
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Firma la Petizione: https://www.change.org/p/modifica-delle-norme-vigenti-in-tema-di-adozioni-particolari
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13 Aprile 2023

© Iole Natoli

domenica 9 aprile 2023

Un "Millennium" di secoli fa / Un attacco di stampo primordiale nei confronti della Ministra Roccella

SAPERE QUEL CHE SI FA NON GUASTEREBBE
Di Iole Natoli



 

 

 

Quando per illustrare una critica a una Ministra della Repubblica si scende tanto in basso da montare il suo volto (imbruttito) su un corpo gravido e seminudo di donna, si commette oltre che un abuso un triplice errore giornalistico.

Si svaluta il contenuto di un articolo pensato per dimostrare una tesi; si attraggono simpatie per la persona resa oggetto della  disgustosa manovra; si offendono in realtà tutte le donne e non solo la persona colpita.
Ma a quanto pare la Direzione di FQ Millennium (Il Fatto quotidiano) non lo sa, o se lo sa soffre di maschiliste amnesie.

(Nota: l'immagine inserita è stata rielaborata, per non ripetere l'attribuzione alla persona operata dalla rivista).

10 Aprile 2023

© Iole Natoli


#ParoleInCammino. Il Festival dell’Italiano e delle Lingue d’Italia - Il linguaggio crea la realtà?

FUNZIONE SOPPRESSIVA dell’identità femminile che ha avuto e ancora ha nel sistema (a)sociale italiano il #COGNOME
Di Iole Natoli


FIRENZE, Biblioteca delle Oblate, "Parole in Cammino. Il Festival dell’Italiano e delle Lingue d’Italia", Tavola rotonda sul tema "Il linguaggio crea la realtà?”, 1 Aprile 2023.
Nella foto a partire da sinistra: Federica D'Alessio, Cinzia Sciuto, Iole Natoli, Giuliana Giusti, Federico Zappino. In questa immagine manca una relatrice, la linguista Cristiana De Santis, che ha ceduto il suo posto alla scrivania - anzi al tavolo rettangolare e non rotondo - a Federico Zappino, il quale prima si era seduto in sala per lasciare alle relatrici lo spazio necessario, reso insufficiente per 6 persone dalla capienza delle poltroncine, forse eccessiva ma utile per contenere oltre ai corpi anche borse e zaini... 
Io ho parlato della funzione comunicativa e soppressiva, non solo del ramo materno ma della stessa identità femminile, che ha avuto e ancora ha nel sistema (a)sociale italiano il Cognome.

9 Aprile 2023

© Iole Natoli

 

lunedì 3 aprile 2023

Questa Lingua italiana subalterna all'antidemocratico “Prestigio“ e la Negazione del Femminile per i Ruoli

 

 

Il Presidente (donna), un avvocato (donna), il Direttore (donna)...

 

Il maschile inclusivo “di prestigio” ha origine dal pensare oggi 

“il ruolo“ come avulso dal contesto

di sopraffazione 

che escludeva le donne dai ruoli pubblici.


È la legittimazione di una storia che ha anticipato 

in rapporto alle donne 

l'apartheid.


© Iole Natoli

 

 

domenica 26 marzo 2023

#GPA, #ADOZIONI rese caparbiamente difficili e DISTRAZIONE POLITICA italiana

Che l’utero sia in affitto o in comodato, sempre un abuso è la #GPA, che sarebbe non arduo contrastare
 Di Iole Natoli

 

 

 

Quando nel 2015 iniziai a occuparmi della GPA, provai a pensare a una regolamentazione della pratica che, istituendo limiti precisi, non ledesse i diritti e la dignità della donna e del bambino.

La mia proposta (1) non ebbe a incontrare il favore di nessuna delle parti contrapposte.

Se le sostenitrici e i sostenitori del NO totale alla surrogata temevano un successivo ampliamento delle possibilità eventualmente approvate, i sostenitori e le sostenitrici del SÌ altrettanto totale non volevano nessun perimetro restrittivo, tracciato da una qualche legge. Le restrizioni venivano formulate solo per la gestante, mediante contratti articolati (2).

Proprio questo secondo tipo di rifiuto mi indusse in un secondo tempo a metter via ogni regolamentazione, che a quel punto mi appariva impossibile, per spostarmi sul NO assoluto, salvo particolari casi parentali, che peraltro erano già stati autorizzati dai tribunali anche in Italia (3).

Per inciso, una madre / sorella / cognata che si offra di condurre una gravidanza non lo fa solo PER ALTRI ma anche per SÉ, in quanto permette a se stessa di diventare nonna o zia del/della nascitura, non scomparendo peraltro dalla vita del nato/a. 
Vedere a tal proposito il caso particolare di una coppia lesbica (4). 

Il passaggio dalla mia posizione iniziale a quella di arrivo non fu immediato ma, direi, frutto di riflessioni successive, come attestano i miei numerosi scritti al riguardo. 

Al di là delle considerazioni, che hanno già un peso, sulla liceità di tale pratica di stravolgimento nei confronti di bambine e bambini (5), la GPA è anche il lancio d’un messaggio di riduzione delle donne a strumento, ovvero a COSA, una riedizione di secolari strumentalizzazioni già consegnate alla storia. È per questo che l’accettazione della GPA coinvolgerebbe tutte le donne e non soltanto quelle che si prestano a farla e, sotto quest’ultimo aspetto, che la pratica sia a pagamento o gratuita cambia assai poco.

Così estesa e deresponsabilizzata come si vuole che sia, la GPA a parer mio NON la si può accettare.

C’è qualcos’altro, però, che non si può accettare cioè la pretesa dello Stato di far pagare ai bambini l’irregolarità della loro origine, ovvero le colpe degli altri. I bambini nati da GPA hanno tutto il diritto di poter essere inseriti legalmente nel nucleo familiare stabile formato dal genitore biologico che ha contribuito a generarli e, conseguentemente, di essere adottati con pratiche velocissime e semplici dal compagno di questi.
Intestardirsi su divieti che colpiscono in primo luogo l’infanzia è solo un sintomo di un’incapacità politica generalizzata, che guarda agli effetti e non alle cause.

Intanto vorrei chiarire una cosa, perché gli attacchi verso chi chiama la GPA utero in affitto, volgarmente si dice, sono infondati. Se c’è volgarità, questa è insita nella pratica non nella sua definizione. Una donna priva di utero (capita, a volte, che ne nasca qualcuna) non verrebbe sicuramente scelta ai fini di una GPA, dunque l’elemento effettivo di riferimento non è la donna ma il suo utero.  Che questo venga accaparrato per affitto o in comodato d’uso (detto per ripulire la pratica “in donazione”, formula che solo in rarissimi casi non è mera apparenza), a mio avviso cambia assai poco. L’abuso c’è in ogni caso nei confronti del bimbo o della bimba verso cui la gestante estranea esercita un diritto che non ha (6) e verso la donna, sia nel caso in cui questa sia interessata a un “lavoro” del genere, sia nel caso in cui venga indotta a spogliarsi della sua dignità per divenire strumento gratuito per la realizzazione dei desideri altrui.

Ma torniamo alla questione dell’adottabilità di chi nasce ai fini dell’inserimento in un nucleo familiare che esiste, piaccia o no a chi di quel nucleo non fa parte.

La questione presenta due aspetti. L’uno è la totale incapacità dimostrata da tutto il mondo politico di prevedere un sistema legale per BLOCCARE il proliferare del ricorso alla GPA fatta all’estero. L’altro è l’incapacità della stessa classe politica – e non di questo o quel partito o movimento - di trovare una soluzione che, pur rispettando la corretta intenzione di non creare vantaggi per gli utilizzatori della GPA rispetto a quanto è previsto nelle altre adozioni particolari, non determini danni e discriminazioni per bimbe e bimbi.

Per questo secondo aspetto, c’è da interrogarsi sul perché una vedova, o un vedovo, o una madre single debba necessariamente ricorrere al parere di un giudice affinché il figlio o la figlia sia adottata dal suo compagno/a, o moglie/marito che sia.

Una madre o un padre, reso/a single da un qualche evento luttuoso o single per scelta, ha PER LEGGE la responsabilità genitoriale e la esercita da sola/o nei confronti del figlio/a. Sarà in grado di valutare SE è il caso che il suo compagno/a, moglie o marito, può diventare un riferimento genitoriale per la propria prole?
Da notare che di fatto quel figlio o quella figlia si trova a vivere ugualmente con questa persona se essa fa parte del nucleo familiare della madre o del padre e allora A CHE SERVE l’obbligo del ricorso a un giudice? Basterebbe presentare all’ufficiale di stato civile una certificazione della durata della convivenza (Mesi? Anni? Lustri? Eternità?), che accompagni la richiesta genitoriale di adozione nonché la dichiarazione di accettazione da parte dell’aspirante adottante, per risolvere senza complicazioni inutili il problema. Del resto, c’è da chiedersi perché mai una madre può rendere possibile il riconoscimento di un figlio da parte di un convivente o non convivente, tramite una semplice DICHIARAZIONE a cui non si accompagnano indagini tribunalizie o certificazioni del DNA, mentre una madre o un padre non può essere considerata/o affidabile quando si tratta di decidere per l’adozione del proprio figlio/a da parte del partner convivente.

Modificare l’attuale prassi per le adozioni particolari renderebbe possibile estenderle anche ai bimbi nati da GPA, o da fecondazione eterologa nel caso di una coppia lesbica a cui attualmente l’eterologa in Italia è vietata - benché nessuno possa impedire a una lesbica di ricorrere, suo malgrado, a un rapporto mordi e fuggi per risolvere ugualmente il problema -, senza che questo si configuri come un’attribuzione di liceità della pratica stessa.

Quanto alla GPA in sé, vietata in Italia e tollerata fra alti lai e azioni di dispetto se fatta all’estero, bisognerà che ci si decida. O questa pratica è da tollerare anche se fatta in Italia (cosa che sconsiglierei, per le ragioni già esposte) e allora la si regolamenta per legge, oppure si rende effettiva la perseguibilità del reato alzando la pena sino a quanto prevede il codice penale agli artt. 9 e 10 – quest’ultimo da modificare SE necessario - per tutti i reati commessi all’estero, che sono di fatto perseguibili SOLO SE la pena prevista e/o comminata non è inferiore ai tre anni. Di questo ho scritto già nel 2018 (3, link già citato), ma benché io abbia portato il testo a conoscenza di diversi soggetti politici di qualsiasi collocazione, come sono solita fare, nessuno a quanto pare se n’è accorto.

Tutto il resto è aria fritta, che serve solo a sollevare polveroni strumentali senza raggiungere obiettivi concreti, disseminando al contempo infelicità in molti nuclei familiari, anche in quelli delle coppie lesbiche che con la GPA non c’entrano affatto.

26 Marzo 2023

© Iole Natoli

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